Echobreaker: la recensione di un platform di precisione breve ma intenso

Chi è alla ricerca di un’esperienza rifinita e contenuta troverà in Echobreaker un gioco ben fatto con una curva di apprendimento che non perdona

Echobreaker: la recensione di un platform di precisione breve ma intenso

Echobreaker non è un gioco rilassante: è una sfida contro il tempo e contro sé stessi su cui ossessionarsi. Niente relax, niente riposo: il gioco di Upstream Arcade richiede dedizione e metodo per essere completato e i più bravi potrebbero riuscirci in meno di due ore. 

Chi gioca pilota con visuale isometrica una tuta sperimentale e l’obiettivo è completare i percorsi di test nel minor tempo possibile. I livelli sono 15 in totale, strutturati in tre sezioni da cinque ciascuna e sbloccabili ottenendo determinate valutazioni in quelli precedenti. Per sbloccare il secondo set, per esempio, bisogna ottenere il punteggio oro in almeno quattro dei livelli precedenti e per sbloccare il terzo servono otto tempi  con un tempo platino.

La curva di apprendimento è morbida nel primo set, diventa ostica per sbloccare il secondo e si trasforma in un percorso di Ninja Worrior per arrivare al terzo. Ogni livello introduce qualcosa di nuovo tra armi, nemici e abilità ed è lungo abbastanza da essere difficile da memorizzare ma non a sufficienza da diventare una sfida impossibile. 

La tuta salta, ha un attacco base, può raccogliere delle armi a munizioni limitate (ciascuna con un attacco speciale) e può rompere le regole dello spazio-tempo per guadagnare un po’ di velocità. La meccanica che da il nome al gioco “rompere gli Echo” consiste nel rallentare il tempo per guadagnare velocità o distanza di salto in base al numero di nemici eliminati o “cariche di Echo” raccolte.

Così ogni livello da un semplice percorso da completare in modo lineare diventa, per raggiungere il punteggio platino e sbloccare l’ultimo set, una sorta di enigma da decifrare per capire scorciatoie, combo e altri stratagemmi per ridurre il proprio tempo di qualche altro decimo. Il mindset da avere è “no pain no gain” e la scarica di dopamina quando si batte il proprio fantasma (che rappresenta il tempo migliore mai fatto su quel livello) e si raggiunge la soglia platino (che sblocca anche le classifiche online) è paragonabile a quella dopo aver battuto un boss in un soulslike.

L’utente ideale è competitivo, instancabile e alla ricerca di una sfida che premia perseveranza e ingegno. Battuto il gioco, poi, ci sono una pletora di modificatori da provare per superare sfide ancora più toste e delle classifiche online per stabilire chi è il migliore in assoluto. 

Echobreaker è perfetto anche per chi è alla ricerca di un modo per riempire un lungo viaggio in treno o in aereo con un’esperienza breve ma intensa. Il gioco, infatti, non è solo ottimo in portabilità, ma è anche talmente leggero che funzionerà su qualunque Pc.

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