Virtue and a Sledgehammer: mai un videogioco fu più necessario - recensione
Capita veramente di rado che un videogioco intercetti alla perfezione e sviluppi in modo interattivo non uno, ma due temi fondamentali della società contemporanea
Virtue and a Sledgehammer, come tutti i videogiochi Devolver, ha una premessa decisamente cazzona: invece che andare dallo psicoterapeuta, la protgagonista del gioco ha deciso di convogliare i traumi del suo passato nella testa di un martello da demolizione e di usarlo per abbattere ogni edificio del paesino retrogrado e bigotto da cui proviene.

Prendere a martellate cose ed edifici è l'attività principale del gioco e dà una soddisfazione veramente viscerale. Non passa molto tempo prima che l'opera di Deconstructeam e Selkie Harbour si tolga la maschera e inizi a svilupparsi attorno a tematiche tutt'altro che leggere e cazzone. La protagonista, infatti, è a "caccia" di sua sorella Nina che ha dedicato i suoi anni formativi alla digitalizzazione della coscienza umana.
Il suo obiettivo era salvare sua madre dalla morte dopo anni di discesa nella demenza e il suo "clone" digitale ha funzionato talmente bene che l'intero paesino rurale, fatto quasi interamente di anziani, ha deciso di sottoporsi al processo. C'è un caveat: la procedura, un po' come in San Junipero, uccide il paziente per farlo "rinascere" sotto forma di androide con i suoi ricordi e la sua "personalità" digitalizzati.

Ed ecco che quella della protagonista diventa una vera e propria crociata contro un luogo e un'idea, quella che una replica digitale possa avere un'anima. Virtue and a Sledgehammer è un dramma familiare, una critica sociale, una riflessione sul nostro mondo e un "what if" in cui è possibile sfogare tutta la propria rabbia.
Se questa pagina desse i voti come si faceva negli anni '90, Virtue and a Sledgehammer sarebbe un 10 perché la sua storia è tanto intensa quanto ben scritta, il suo gameplay funziona in ogni singolo istate, la sua grafica è piena di carattere e citazioni (gli autori devono amare parecchio Akira) e la sua colonna sonora fa da complemento perfetto sia alle martellate, sia alle piccole finestre sul doloroso passato della protagonista.

Essendo un'esperienza contenuta, intensa ed emotiva che dura tra le 3 e le 4 ore, viverla tutta d'un fiato è quasi obbligatorio. Scenderete negli abissi della coscienza della protagonista e ne riemergerete con una visione dolorosamente chiara del momento che stiamo vivendo come società, come individui, come membri di una famiglia e come entità che interagiscono con l'arte e la tecnologia.