Nostalgia portami via
Una settimana di operazioni nostalgia e di Balatro con gli scacchi
Letter to a Gamer va controcorrente questa settimana, scoprirete perché in fondo, e dà spazio alle voci che hanno bisogno di un megafono. La giustizia divina ha aiutato con le notizie della settimana e c'è un gioco che dovete giocare. Il [REDACTED] podcast di questa settimana, invece, continua ad analizzare il rapporto tra Olimpiadi e esports, un qualcosa che plasma più di quanto immaginate il panorama delle competizioni mondiali.

News index
+ Un nuovo Starfox? No, il remake
- Game Stop vorrebbe comprare Ebay per 56 miliardi
+ E per farlo razzia l’archivio di Game Informer
- Snoop Dogg firma la sigla del nuovo gioco dello studio di Yakuza
+ Wizards of the Coast ha scelto le cattive
- Bioshoock va meglio, parla il CEO di Take 2
+ Anche CoD abbandona la PS4
Un nuovo Starfox? No, il remake - Nintendo ha annunciato in pompa magna (dopo il cameo nel nuovo film di Super Mario) il ritorno di Starfox nelle console della grande N. Quello in arrivo, però, non sarà un gioco con una nuova storia, o nuovi personaggi, sarà una sorta di remake con migliorie. La speranza è che sia il primo passo di qualcosa di nuovo, così che, superato il fattore nostalgia, gli sviluppatori possano portare il personaggio nella contemporaneità.
Game Stop vorrebbe comprare Ebay per 56 miliardi - Dall’azienda che ha dato i natali al meme “Stonks” non potevamo aspettarci niente di meno. L’offerta serissima fatta dal CEO Ryan Cohen è composta da tutta una serie di acrobazie finanziarie e ha l’obbiettivo taciuto di far alzare la valutazione delle azioni di Game Stop fino a una non meglio identificata soglia che sbloccherebbe una ricompensa multimilionaria per l’attuale CEO. La giustizia divina ha voluto che Michel Burry, il personaggio de La Grande Scommessa interpretato da Christian Bale, vendesse tutte le sue azioni di Game Stop poche ore dopo l’annuncio.
E per farlo razzia l’archivio di Game Informer - Cohen ha annunciato di aver messo in vendita alcune cose su eBay per cercare di finanziare l'offerta come trovata pubblicitaria dopo le critiche secondo cui l’azienda non avrebbe abbastanza liquidità per portare a termine l'acquisizione. Sembra però che alcuni degli oggetti messi all'asta possano essere stati trafugati dal leggendario archivio di Game Informer, dove la storica rivista custodisce decenni di storia dei videogiochi prima che GameStop ne chiudesse la pubblicazione nel 2024. Il fondatore della Video Game History Foundation, Frank Cifaldi, ha pubblicato un post su Bluesky accusando Cohen di aver venduto oggetti provenienti dall'archivio. Alcuni dettagli, come la linguetta adesiva sulla parte anteriore della copia sigillata di Dracula per NES e le custodie sigillate delle copie di Yoshi's Cookie e F1 Pole Position, corrispondono a foto e descrizioni provenienti dall’archivio. La giustizia divina ha voluto che, a poche ore dalla pubblicazione degli annunci, l’account Ebay di Cohen venisse sospeso indefinitamente.
Snoop Dogg firma la sigla del nuovo gioco dello studio di Yakuza - Si chiama Stranger Than Heaven ed è un’opera quasi sperimentale che unisce le tipiche vicissitudini criminali (e scazzottate) dei protagonisti della serie Yakuza con il mondo dello showbusiness. É ambientata in 5 città del Giappone nel corso di 50 anni e Snoop Dogg non ha solo firmato la sigla del gioco, è uno dei personaggi con cui i due protagonisti si dovranno confrontare. Date un’occhiata al video musicale, non è niente male.
Wizards of the Coast ha scelto le cattive - Settimana scorsa vi ho raccontato del tentativo di sindacalizzazione da parte degli sviluppatori di Magic Arena, purtroppo è di pochi giorni fa la notizia che Wizards of the Coast non ha accettato di riconoscere volontariamente il sindacato, questo vuol dire che la questione dovrà procedere per vie legali. "La dirigenza afferma di impegnarsi affinché ogni persona venga ascoltata, valorizzata e supportata", si legge nella dichiarazione che ha rilasciato il neonato sindacato. "Tuttavia, quando abbiamo espresso il nostro desiderio di sindacalizzarci, hanno risposto solo alla stampa”. Wizards of the Coast aveva precedentemente affermato di aver "ricevuto la documentazione" e di starla "esaminando attentamente”. Nonostante non abbiano ottenuto il riconoscimento auspicato, gli sviluppatori di MTG: Arena non si fanno intimidire: "Riteniamo comunque che il successo del nostro sindacato sia inevitabile. L’azienda ha assistito all'enorme ondata di supporto e all'attenzione positiva che la nostra campagna ha ricevuto dal pubblico e dalla stampa. Hanno ricevuto la nostra lettera di riconoscimento volontario con i nomi di una supermaggioranza del team di Arena. Siamo fiduciosi di ottenere il riconoscimento di questo sindacato; è solo questione di tempo. Ora guardiamo con fiducia alle elezioni interne dei nostri rappresentanti, che prevediamo si terranno nelle prossime settimane".
Bioshoock va meglio, parla il CEO di Take 2 - Il CEO di Take-Two si sente "molto meglio" riguardo al nuovo BioShock, ma "profondamente deluso" dai ritardi. Strauss Zelnick, ha rilasciato un'intervista a Stephen Totilo il 6 maggio 2026. Alla domanda se fosse sorpreso dai lunghi tempi di sviluppo del nuovo titolo di BioShock (annunciato ormai nel 2019), Zelnick ha risposto di essere "profondamente deluso". Ha anche parlato dei costi di sviluppo dei videogiochi contemporanei, affermando che sono "saliti alle stelle”. Vi lascio qui il link
Anche CoD abbandona la PS4 - Il prossimo Call of Duty non uscirà su PlayStation 4 - L'account Twitter ufficiale di CoD ha confermato la notizia, dopo le indiscrezioni secondo cui una versione PS4 del nuovo CoD sarebbe in fase di test. Sebbene non sia stato ancora confermato ufficialmente, si ipotizza che il prossimo Call of Duty non uscirà nemmeno su Xbox One.

Cosa giocare questo weekend
Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo
Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di videogiochi ancora lontani.
Wax Heads - All’incrocio tra storia e musica c’è Wax Heads, un videogioco narrativo in cui chi gioca veste i panni del commesso di un negozio di dischi in crisi. Dovrete chiacchierare con i clienti, scoprire cosa è successo a band più o meno famose e “gestire” in spirito cozy il Repeater Records. Se amate le storie di musica, questo gioco fa per voi, ha una demo che non potete non provare e sprizza personalità da tutti i pori. I punkettoni tra di voi potrebbero anche farsi scappare una lacrimuccia a un certo punto.
Dead as Disco - Un beat ‘em up in cui i pugni vanno a tempo di musica mi sembrava una premessa interessante, e quando ho provato Dead as Disco sono rimasto affascinato dalla sua atmosfera, nonostante qualche problema tecnico che non ha reso l’esperienza proprio fluida. Lo stile c’è, l’innovazione di gameplay anche e l’early access in cui è appena entrato contribuirà a limare le ultime imprecisioni. Chi vuole menar le mani potrà farlo sotto affascinanti luci al neon in un’avventura per sconfiggere degli idol malvagi.
Will: Follow the Light - Prima di acquistare Will: Follow the Light è imperativo che giochiate alla demo. Il gioco non è un horror ma un’avventura narrativa che affronta temi esistenziali e non proprio leggerissimi. Se non siete alla ricerca di un mattone allora evitatelo, ma non sapete cosa vi perdete. La storia inizia durante uno dei soliti turni solitari di un guardiano del faro (il protagonista) quando arriva la notizia che un disastro improvviso si è abbattuto sulla sua città natale del protagonista e il suo unico figlio è scomparso. Il gameplay potrebbe risultare ripetitivo, ma merita comunque una possibilità.
Gambonanza - Baratro ma con gli scacchi. Gambonanza è Baratro con gli scacchi. Che ci fai qui, vai a giocare a Baratro con gli scacchi mannaggia la miseria. Non sai giocare a scacchi? Chissenefrega, chi non sa giocare a Poker si diverte un casino con Baratro, e Gambonanza fa la stessa cosa. Vai. A. Giocare. A. Baratro. Con. Gli. Scacchi.

Titanium Court: la recensione del gioco più nuovo disponibile sul mercato
AP Thompson vi farà girare i cosiddetti, e poi vi verrà voglia di fargli i complimenti per il suo stile raffinato
Titanium Court è in bilico, sa di essere in bilico ed è brillante in virtù del suo essere in bilico. Il suo autore ha un pedigree eccellente, il gioco ha vinto due premi ancora prima di uscire e il divertimento c’è. Dopo anche solo 10 minuti con questo gioco, però, vi garantisco che avrete l’impressione che quest’opera faccia di tutto per essere sempre sul filo del v@˙˙@‡˘cØØlo.

AP Thompson, il suo autore che conoscerete per titoli come Consume Me e Fortune-499, ha molto ben presente il tipo di comicità assurda anni ’60 che fa da spina dorsale al suo gioco. Inizia irriverente, continua nell’assurdo e indugia quel tanto che basta nello sgradevole per portare lo spettatore sull’orlo dell’offesa o della frustrazione, per poi tornare in equilibrio con una battuta sagace, un momento affettuoso o l’ammissione di un sentimento sincero. Titanium Court è la traduzione di questa comicità tipicamente inglese e televisiva in forma videoludica.
Dalle melodie di rock acido della colonna sonora, al non semplice minigioco match-3 (allinea tre simboli uguali per farli sparire), è evidente come le componenti di questo roguelike non siano sempre piacevoli se prese singolarmente. Morire è sorprendentemente facile, l’economia non è collaborativa e la difficoltà ha dei picchi inattesi che fanno davvero venire voglia di mandare a quel paese la moltitudine di npc stravaganti con cui dovete parlare. Eppure, in virtù di una qualche magia a base di dissonanze armoniche, Titanium Court non lascia più andare chi inizia a giocare.

La premessa principale è che chi gioca è il nuovo monarca di un regno delle fae, quegli spiriti della foresta tipici delle culture nordiche tanto misteriosi quanto irriverenti. La vostra nuova corte deve andare in guerra, scoprirete il perché solo giocando, e per farlo dovrete prima plasmare il campo di battaglia facendo sparire fiumi, foreste e campi di grano con il minigioco match-3. Poi, una volta stabilita la posizione di nemici e risorse, potrete scegliere tra una serie di unità da costruire (tutte temporanee) con cui combattere e farmare. La vostre corte ha una barra della vita e incontrerà strani oggetti (palle da calcio, cartelli stradali, draghi, assicuratori e altre stamberie) nel corso di ogni run.
Chi gioca è completamente estraneo a tutto ciò che lo circonda e i cortigiani si divertono a prendere in giro l’ignoranza del protagonista mentre gli spiegano le regole di questo bizzarro mondo. Titanium Court ha i tutorial forse più sgradevoli che io abbia mai visto, eppure è proprio in quell’arroganza che si nasconde la scintilla di autenticità di questo gioco. Siamo ben oltre la breccia nella quarta parete: il gioco sa di essere un gioco, affronta per gioco ogni ostacolo o crisi catastrofica, si prende gioco di chi è ai comandi ed è consapevole che, al cambio del monarca (chi gioca) la corte andrà comunque avanti in uno spazio liminale non fatto di circuiti, ma di ricordi.

Se dovessimo descrivere Titanium Court come la somma delle sue parti avremmo uno strategico a turni con elementi di auto-batter, una struttura roguelike e una trama da Doctor Who. L’insieme di tutto questo, invece, richiede parole ben più altisonanti di quelle che sono riuscito a produrre finora. É un testamento generazionale di chi è cresciuto con i videogiochi e deve fare i conti con un mondo nuovo di cui non vuole fare parte, che lo respinge e lo prende in giro ma che, nonostante tutto, ha un fascino maledettamente irresistibile.
Tutto questo per dire che se siete alla ricerca di qualcosa di veramente nuovo e innovativo sia sul fronte del medium sia su quello della narrativa che può offrire (a livello di gameplay di nuovo c’è poco), allora Titanium Court è il gioco che fa per voi e un candidato in pole position al premio di gioco indipendente dell’anno. Prima di provarlo, però, vai a giocare a Baratro con gli scacchi.

Mixtape ha sprecato un’opportunità incredibile
Il nuovo gioco di Behetoven and Dinosaur (Artful Escape) vincerà tanti premi, ma poteva fare molto di più
Mixtape è un’operazione nostalgia ad alto budget che sta facendo il botto su Steam. Ha una colonna sonora costosissima (Smashing Pumpkins, DEVO, Roxy Music, Lush, Iggy Pop, Siouxsie e the Banshees), ha un gameplay episodico tutto a base di atmosfere millennial e riassume l’esperienza che offre in “Skateboard. Feste. Evitare gli sbirri. Baciarsi. Sgattaiolare. Socializzare”.
Avendo come pilastri il gameplay e la musica, una domanda sorge spontanea: perché puntare tutto sulla nostalgia su entrambi i fronti? Perché non usare una colonna sonora iconica per accompagnare del gameplay rivoluzionario capace di evocare le stesse emozioni in un modo nuovo? In alternativa, perché non fare un gioco che nelle azioni è una citazione all’adolescenza perduta, ma ha come sottofondo i ritmi e le melodie di un artista emergente o poco conosciuto?
La risposta è semplice: l’obiettivo di questi giochi è quello di fare da anestesia totale a un mondo che cambia troppo in fretta. Gameplay nuovo? “Non ho voglia di impararlo”, musica nuova? “Chi sono questi, non li conosco e non mi interessano”. Gli artisti di una volta mischiati a un’esperienza interattiva che recupera i bei tempi andati sono il modo più facile in assoluto per avere quel sollievo di cui tanti videogiocatori più “anziani” sono alla ricerca.
Spesso si dibatte se il videogioco debba essere una distrazione o possa essere qualcos’altro, persino qualcosa di politico. Mixtape non se la pone nemmeno questa domanda, vuole essere una via d’uscita per quando si torna a casa la sera esausti e amareggiati. C’è un modo di fare da mondo altrove senza diventare il live-action del remake della remaster. C’è un modo di portare chi gioca al di fuori dei suoi problemi senza andare al di fuori del mondo che ci circonda.
Mixtape è perfetto per rappresentare un modo di fare intrattenimento basato sulle certezze assolute: il gioco venderà bene perché è ingegnerizzato non solo per non creare polemica apposta, ma per non correre nemmeno il rischio di farlo. Anche il mondo indie non è più immune al nascondere un prodotto di intrattenimento pensato per sedare dietro alla maschera dell’autorialità.
L’adolescenza è quel periodo in cui non solo si cresce, ma si forma anche una coscienza di classe, in cui si è messi a confronto con le disuguaglianze della vita e con la realtà di tutto ciò che non va nella società. Mixtape vorrebbe romanzare non il disagio, non l’impotenza, ma quegli atti di ribellione che non fanno nulla per scuotere lo status quo e sono l’essenza del “ho fatto qualche danno da ragazzino ma poi ho rimesso la testa a posto”. Ogni videogioco dovrebbe inneggiare alla rivoluzione? No. Ma visto il momento storico in cui ci troviamo è importante almeno riconoscere quelle opere che, per quanto ben fatte, sono pensate per farci restare al nostro posto.
Non dimenticare di dare un ascolto alla nuova puntata di [REDACTED] Podcast, lo show settimanale in cui io, Francesco Lombardo e Cecilia Ciocchetti analizziamo le notizie più importanti della settimana in fatto di gaming e esport.
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Ci vediamo alla prossima lettera,
Riccardo "Tropic" Lichene