Echo Generation 2 ha ottime vibe, ma niente di nuovo - recensione
Ci sono due segmenti di pubblico a cui il gioco piacerà, uno a cui non dirà nulla e un altro che potrebbe apprezzarlo solo a determinate condizioni
Echo Generation 2 è un gioco divertente, con personalità e capace di incuriosire non poco chi lo prova. Purtroppo, a livello narrativo, meccanico e di progressione non offre niente di originale. Strutturalmente è un cardgame lineare con deckbuilding e una componente rpg molto leggera. Il suo motto è “il connubio perfetto tra Slay the Spire e Stranger Things” e in effetti ha le atmosfere paranormali anni’80 dello show di Netflix e le battaglie a suon di carte della hit australiana, solo che si limita ad affiancare le sue fonti di ispirazione principali senza mai fonderle davvero.

Il cast di personaggi principali è variegato e ognuno ha il suo deck (da ampliare e potenziare) con carte generiche (comuni a più personaggi) e carte uniche. Già nei primi livelli passare da una a tre carte per turno (con combo legate a effetti di stato e tipologie di armi diverse) è divertente ma, come in tutto il resto del gioco, si fa fatica a trovare qualcosa di nuovo e meccanicamente emozionante a cui aggrapparsi. Lo stesso si può dire per la storia: se non avete mai visto Stranger Things e vi appassiona il retro sci-fi, Echo Generation 2 vi farà divertire. Se invece avete visto o giocato ai prodotti a cui questo gioco fa riferimento, farete fatica a trovare una scintilla che faccia la differenza.
A suo favore c’è la grande varietà di stili di gioco disponibili che allo scoccare di ogni ora (la durata media di ciascun capitolo) costringono chi gioca a rinfrescarsi la memoria su sinergie, combo e meccaniche di break dei nemici. Dei mazzi, quello di Annata Z a tema zombie ci è piaciuto molto perché inizia a carburare molto in fretta. Tutti, però, prendono vita dopo i primi due o tre scontri perché arrivano nuove carte e punti abilità già nei primi minuti di ogni livello. Esplorare i livelli premia con carte, abilità passive e soldi (con cui comprare altre carte) in un flusso di gioco che non annoia, ma non incanta.

Echo Generation delude davvero solo su un aspetto: i nemici. Sono variegati per forme e dimensioni, ma hanno tutti lo stesso attacco. Ogni cattivo ha le sue animazioni, ma a livello pratico ogni attacco si riduce a un quick time event e a una percentuale della salute di chi gioca che sparisce. Ogni combattimento, quindi, diventa non uno scontro ma un management della propria salute aspettando di fare abbastanza danni al nemico per abbatterlo.
Echo Generation 2 non è un gioco fatto male, non ha una brutta storia, non delude a livello meccanico e non frustra nel suo level design o nella sua progressione. Purtroppo non stupisce in nessuna di queste categorie e non emoziona nemmeno quando tutte le sue componenti si mescolano in singoli istanti di gameplay pivotali.

Se vi manca Stranger Things e non avete mai giocato a Slay the Spire, Echo Generation 2 vi farà divertire sul serio perché tutti i suoi modi di gestire l’azione con le carte vi risulteranno nuovi e affascinanti. Se adorate Slay the Spire e non avete mai visto Stranger Things, allora vi farà piacere avere una nuova ambientazione con focus narrativo per il vostro cardgame preferito. Se, per disgrazia, non ne potete più di Stranger Things e avete già consumato Slay the Spire 2, purtroppo il nuovo titolo di Cococucumber non ha tantissimo da offrirvi.
Echo Generation 2 sembra progettato apposta per la sezione “se ti è piaciuto questo allora gioca a…” del Game Pass dove sarà disponibile al day one. Sembra fatto per essere molto simile ad alcune cose ben precise in modo da non spostare nemmeno di un millimetro l’utente dalla sua comfort zone. I videogiochi per staccare il cervello servono, ma stupisce che il modello del prodotto di intrattenimento riempitivo per tenere un utente su una piattaforma sia già arrivato anche su Game Pass che sta diventando, nel bene e nel male, il vero Netflix dei videogiochi.