Death Stranding 2 PC: la recensione

Death Stranding 2 è un'esperienza che va vissuta e su PC l'epopea post apocalittica di Hideo Kojima risplende

Death Stranding 2 PC: la recensione

Death Stranding 2 è insieme meglio e peggio del primo. Come il primo capitolo, però, è un’esperienza che va vissuta perché Hideo Kojima sa ancora raccontare storie sorprendenti, commoventi e prepotentemente strane. L'ho rigiocato su PC e il comparto tecnico è solido come una roccia: chi ha tanto di scheda video potrà godersi uno spettacolo davvero indimenticabile.

Sarebbe ingiusto dire che Death Stranding 2 è un more of the same, ma chi si aspettava una virata rispetto al primo deve ricredersi: c’è tanto da trasportare, tanto da camminare e tanto da gestire in termini di inventario, quindi, se non vi è piaciuto il primo, è improbabile che vi piacerà questo sequel.

Se, come me, il primo vi ha stupito e rapito, allora non potete perdervi il secondo perché Kojima continua la sua storia postapocalittica su un’architettura familiare ma, essendosi perso il fattore “primo impatto”, quando sono arrivati i titoli di coda siamo rimasti leggermente più freddi rispetto alla prima volta che abbiamo incontrato l’universo delle BT e dei BB.

Anche se il gioco è uscito da tempo, ho scelto di tenermi lontano da ogni forma di spoiler in questa recenssione perché la storia è tutto. Posso dirvi che una nuova missione costringe Sam a rimettersi in cammino, a collegare avamposti al Chiral Network e ad affrontare nemici umani, robotici e spiaggiati. L’arsenale del primo capitolo, poi, si amplia notevolmente, sia in termini di strumenti per porter, sia per quanto riguarda gli armamenti, che si fanno più variegati, disponibili ed economici.

Continua (e si amplia) anche il sistema dei materiali e delle infrastrutture condivise tra giocatori che, nella mia avventura, mi ha aiutato immensamente. Esattamente come nel primo, investire nelle infrastrutture dà soddisfazioni immense sia sul momento sia nelle ore successive quando gli altri utenti che le usano ti inviano dei Like.

A sorprendermi è stata la scelta di puntare molto più sui veicoli rispetto al primo capitolo: io ho passato la quasi totalità di Death Stranding 2 sul mio fidato Pickup ma ho notato un’accelerata netta nella velocità di decadimento. Solo una visita al garage sistema le cose ma non sono così comuni quanto si crede. Anche il livello di difficoltà “veicolare” del gioco si è alzato, cosa che lo trasforma quasi in un simulatore di Overland (quel genere di offroading dedicato ai viaggi dove le strade non sono asfaltate) con punte di vera e propria guida millimetrica per portare un pickup con 2 tonnellate di materiali dalla cima ai piedi di una montagna innevata.

Tecnicamente il combattimento cambia in Death Stranding 2, ma è l’elemento di gioco che ci ha lasciato più freddi insieme alle battaglie con i boss. Lo stealth è facilissimo da rompere e i nemici hanno un occhio di falco davvero fastidioso. Le BT, invece, sono diventate molto più semplici da evitare, soprattutto quelle grandi quando si è in auto.

Ci sono livelli, invece, interamente action dove il combattimento ha un passo più sostenuto al contrario degli avamposti da liberare situati nella mappa a mondo aperto. In poche parole, in Death Stranding 2 si combatte quasi sempre controvoglia e quasi mai divertendosi davvero. Se potete, evitate, ma sappiate che vi aspettano missioni principali intense su questo fronte, quindi tenetevi da parte qualche arma carina.

Arriviamo così alla storia, fulcro della progressione di DS 2 e suo maggiore punto di forza. I nuovi personaggi introdotti da Kojima nella vita di Sam (con un cast stellato che va da Elle Fanning a Luca Marinelli passando per George Miller) ci hanno convinto sia nei loro ruoli sia nelle loro storie d’origine. A deluderci, invece, è stata la grande rivelazione su quello che si scopre essere il cattivone del gioco fin dall’inizio.

Il mistero creato da Kojima tiene bene per le prime 5-6 ore, poi una rivelazione mette le cose in chiaro e le similitudini con il primo capitolo si fanno un po’ troppo evidenti. Narrativamente, e questo può piacere e non piacere, la struttura del primo capitolo emerge spesso in questo secondo episodio. Il risultato è che dopo un finale folle, commuovente, stratificato e con un bell’occhiolino, la sensazione che resta è quella di un gioco che non osa, che si tiene sulla via sicura tracciata dal predecessore e che avrebbe potuto rischiare di più, ma ha scelto di non farlo.

Artisticamente Death Stranding 2 è quel misto tra traguardi tecnici impressionanti a cui i first party Sony ci hanno abituato, e una direzione artistica impeccabile che sfrutta molto bene l’estetica creata dal primo arricchendola con elementi della storia del secondo. Death Stranding 2 è bellissimo da vedere ma, e ci dispiace dirlo, non altrettanto bello da sentire. La musica, nel primo capitolo, gioca un ruolo fondamentale e lo fa anche nel secondo ma, tra l’abuso di una particolare traccia (usata ben quattro volte) e delle canzoni che risultano formulaiche piuttosto che identitarie, ci ritroviamo delusi non del risultato finale, comunque piacevole, ma nelle aspettative.

Nella musica come nel combattimento speravamo di trovare qualche guizzo di creatività in più che invece troviamo a più riprese nella storia a patto di seguire ciò che è venuto prima. Lo ripetiamo, Death Stranding 2 va vissuto per il messaggio che veicola, la storia che racconta, la sua direzione artistica e un gameplay che amplia in modo creativo il genere che si è inventato. L’unico difetto è che ci aspettavamo una seconda rivoluzione, invece abbiamo ricevuto un’avventura che continua a sfidare lo status quo, ma nel solco tracciato dal suo primo capitolo.

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